Charlotte Casiraghi non avrebbe voluto esporsi in un libro così personale. Poi ha pensato che la fragilità di chi scrive potesse risuonare in chi legge. Da questa scelta nasce La crepa, in uscita il 27 ottobre, un saggio che esplora come le fratture della vita possano rivelare chi siamo.
«Freud usa questa metafora del cristallo. Quelli anisotropi hanno delle linee di frattura interiori e quindi si rompono in una certa maniera. Nella singolarità di ciascuno di noi, ci sono delle strutture che si rivelano», dice Casiraghi, collegata in video. Sorridente e pensosa, parla di cristalli anisotropi con una felpa verde con la scritta Wimbledon.
Non è la sua prima esperienza da autrice. Nel 2019, insieme al suo professore di liceo Robert Maggiori, aveva pubblicato Arcipelago delle passioni, un dialogo filosofico. Nel nuovo libro, filosofia e letteratura si intrecciano con ricordi e riflessioni personali. Il titolo riprende un racconto di Francis Scott Fitzgerald, The Crack-Up, chiamato in francese La fêlure: racconta quel senso di rompersi, facendo però emergere le linee di ciò che siamo.

Nel saggio compaiono George Sand, Carl Sagan, Paul Celan, Colette, Emil Cioran, Cesare Pavese, Gilles Deleuze e la musica di J.J. Cale. Casiraghi riflette anche sulle differenze tra uomini e donne: il contesto politico, storico e sociale può esporli a pressioni diverse, osserva, mentre la maternità comporta una realtà del corpo non uguale per tutti.
La fragilità, dice, è universale, ma non viene vissuta allo stesso modo. Vorrebbe che il libro suscitasse un interrogativo, un’emozione o uno spaesamento e aiutasse a considerare gli altri nella loro singolarità, senza ridurli a categorie. «Trovo che sia una violenza fatta alla soggettività, ridurla in questo modo a dei dati o etichette», afferma parlando della lotta identitaria.
La crepa, secondo Casiraghi, esiste già: catastrofi e lutti possono premerci sopra e renderla visibile. Nel libro parla anche della propria vita, dell’esposizione pubblica, della morte del padre e della solitudine dell’infanzia. Racconta di avere vissuto il giudizio degli altri e di considerare i privilegi una fortuna, senza provarne «alcun motivo d’orgoglio».
Casiraghi, che ha studiato filosofia e conseguito un master all’Institut Catholique de Paris, dice di avere ancora «voglia di studiare» e di pensare probabilmente alla psicologia clinica. È madre di Raphaël e Balthazar, che descrive come dotati di «molto umorismo, molta prontezza di spirito». A volte, racconta, riescono a distoglierla dalle sue preoccupazioni.
Non vuole essere definita attraverso un personaggio letterario o un’etichetta. Dopo aver scritto il libro, però, riconosce di poter dire di essere una scrittrice, un’autrice, «e poi tante altre cose». La prima persona entra spesso nelle pagine, anche se inizialmente non desiderava raccontarsi: «Non volevo autorizzarmi a questo gioco. Ma poi ho pensato che fosse importante anche che il lettore, quando legge ed entra in contatto con la crepa dell’autore, o comunque con quella particolare vibrazione che costituisce la sensibilità e la fragilità di qualcuno, possa farla vibrare con la propria».

Tra i ricordi raccontati c’è la paura di partorire: «Dicevo ai miei familiari, senza nessuna ironia, che non avrei mai partorito. Ero convinta che qualcosa sarebbe andato storto». C’è anche una luna di cristallo regalata a un figlio, caduta e spezzata in due. Casiraghi cerca la colla per ripararla e rassicurare il bambino, poi si domanda se quella fretta nasca dalla propria angoscia di non poterlo proteggere da ciò che nella vita inevitabilmente si rompe. «Proteggere la tua infanzia e riparare la mia», scrive.
Le fratture, ammette, non sempre si possono aggiustare. «Bisogna accettare che ci sono cose che non possono essere riparate, che non si ripareranno mai, che sono irreparabili. Ed è senza dubbio questo, a volte, ciò che è più difficile accettare nell’esistenza». Ma proprio nelle zone di fragilità, dice, possono nascere esperienze intense come l’amore e la creazione. Da bambina, quando si sentiva «sempre in un angolo del paesaggio», pensava che avrebbe potuto cavarsela finché avesse avuto «una penna e un foglio di carta».
La crepa diventa così un racconto personale, ma anche un invito a guardare oltre l’immagine pubblica e le etichette. Ai giovani Casiraghi consiglierebbe due libri: Lettere a un giovane poeta di Rainer Maria Rilke e Lettera a mia figlia di Maya Angelou. «Quando si è giovani, è importante che qualcuno si rivolga a noi».

